Il sabato del villaggio

Di solito medito un po’ prima di scrivere un post ma per questa volta farò un’eccezione…insomma, oggi voglio scrivere un post a “ore zero” (più o meno), direttamente dal produttore al consumatore nel giro di pochissimo tempo (ed è per questo che non troverete le mie tanto amate illustrazioncine di corredo).

Sarà lo stato di gravidanza, ma ormai non reggo più i lunghi giri di acquisti, insomma lo shopping del sabato del villaggio proprio non lo tollero più, come direbbero qui a Roma “gna posso più fa”. La gravida ansiosa smania, si agita e si ansia per le mille persone che sbucano a destra e a manca, moto/auto muniti o bipedi, e che rallentano il suo programma di acquisti “pick and go”. Prima della gravidanza, ma forse anche qualche era prima, reggevo bene l’andare in giro per negozi e centri commerciali, avventurandomi come una farfalla di marchio in marchio e facendo incetta dei capi più convenienti ma anche di quelli che nella mia testa sembravano essere indispensabili. Ora mi sembra di entrare in un tritacarne o, forse meglio, in un circo confusionario e caotico in cui, tra giullari che vendono promozioni di ogni tipo, incantatori di borse pitonate e domatrici di maniache compulsivo-ossessive dello shopping, perdo completamente l’orientamento e la mia concentrazione si azzera totalmente (sembra sia un effetto collaterale della gravidanza che poi passa, anche se a me, se resta semi-permanente non è che mi dispiaccia, almeno fido marito si tranquillizza e non deve nascondere il bancomat).

In più, a quanto pare, a discapito di quanto dicono le percentuali sui nuovi nati, sembra che il reparto moda 0-36 mesi sia il più gettonato, neanche ci fosse la leggendaria pentola piena d’oro, lasciata incustodita da un folletto irlandese alla base di un arcobaleno di magliette 3-6 mesi. Un lillipuz alla moda (come li chiamo io da lillipuziano [piccolo] + puz [puzzetta]= piccola puzzetta) sembra essere diventato imprescindibili. Con una rapida occhiata la situazione che ormai si respira è questa:

Reparto donna – ragazze e ragazzette si aggirano con sguardo circospetto gettandosi sul maglione di tendenza in superofferta procurandosi contusioni e lividi per accaparrarsi l’ultima taglia 38.

Reparto uomo – balla di fieno che rotola tra le gambe di qualche adolescente con i pantaloni troppo stretti

Reparto bambini – parco giochi con scivoli allestiti in estemporanea da padri disperati per l’intrattenimento ludico dei pargoli che trovano divertente ricreare le macchinine a scontro con i carrelli del supermercato (e che puntualmente puntano la pancia di turno), stando in attesa di madri ormai svanite sotto pile di magliettine, ghettine, jeans e pantaloni di ogni taglia e colore, giacchettini, felpine, leggins con ogni fantasia (uno in più non fa mai male), gonnelline sportive o fru fru, copertine, giochini e giochetti.

Per non parlare, poi, degli store unicamente dedicati alle pancione e ai cuccioli…oggi ho capito che le 14.30 sono l’orario “intelligente” più sfruttato da tutti i genitori (neo o navigati) per andare in questi posti. Nei parcheggi adiacenti si può assistere anche a scene da mezzogiorno di fuoco del tipo “uomo uno e uomo due devono parcheggiare, i  posti  non Continua a leggere “Il sabato del villaggio”

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